Sabato sera 24 Novembre alle ore 22.45 in diretta nazionale su Radio Maria andrà in onda la trasmissione "Attualità Ecclesiali" curata e condotta da Massimiliano Casto. Il tema della serata sarà: "La povertà e l'alfabetizzazione nel mondo". Gli ospiti della puntata saranno: Sua Eminenza Cardinale Francesco Montenegro, presidente della Caritas e della Commissione Episcopale della CEI per il servizio della carità e la salute, Don Robert Ngongi presidente dell'OPAM, il prof. Ernesto Diaco direttore dell'ufficio Nazionale per l'Educazione e la Scuola della CEI, la prof..ssa Oriana Montoneri e la prof.ssa Elvira Costarella.
giovedì 22 novembre 2018
Sabato 24 Novembre l'Opam protagonista su Radio Maria
Sabato sera 24 Novembre alle ore 22.45 in diretta nazionale su Radio Maria andrà in onda la trasmissione "Attualità Ecclesiali" curata e condotta da Massimiliano Casto. Il tema della serata sarà: "La povertà e l'alfabetizzazione nel mondo". Gli ospiti della puntata saranno: Sua Eminenza Cardinale Francesco Montenegro, presidente della Caritas e della Commissione Episcopale della CEI per il servizio della carità e la salute, Don Robert Ngongi presidente dell'OPAM, il prof. Ernesto Diaco direttore dell'ufficio Nazionale per l'Educazione e la Scuola della CEI, la prof..ssa Oriana Montoneri e la prof.ssa Elvira Costarella.
mercoledì 31 ottobre 2018
"Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me”

di Don Robert Ngongi
Accogliere Dio
nell’indifeso è un preciso invito di Gesù. Arrivato a Cafàrnao dice infatti ai
suoi discepoli: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il
servitore di tutti”. E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e,
abbracciandolo, disse loro: “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio
nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha
mandato”.
Oggi più che mai risuona
attuale tale invito: la Chiesa
e l’intera società hanno il preciso dovere di interessarsi attivamente di tutte
le creature indifese, degli ultimi, dei bambini. Sono proprio loro i Grandi per
Dio, i Primi del Regno. E la Chiesa
che non può vivere avendo per fine la propria grandezza! Essa esiste solo come
servizio per la comunione di Dio con l'umanità. Gesù a Cafarnao compie poi un
gesto inedito: un abbraccio ad un bambino. Gesù non mette se stesso al centro,
ma il più indifeso, il più debole, il più fragile - il bambino - che necessita di
cura e premura, più attenzione e più amore. “…Lasciate che i bambini
realizzino l’incontro con “l’Amore” e non glielo impedite perché a chi è come
loro appartiene il regno di Dio” .
Come ridare speranza ai
bambini, soprattutto a quelli che vivono situazioni di povertà o di estremo
dolore e difficoltà? Come possono, ad esempio, dopo un’atroce ed oscura
esperienza di abbandono, dopo una estenuante alternanza di aspettative e di
delusioni, aprirsi nuovamente alla speranza contro ogni speranza? Sono loro
stessi ad indicarci la strada. Dal loro esempio di naturale e determinata
predisposizione all’accoglienza, noi dovremmo aprirci al dono della vita,
aprirci a Dio e far in modo che il Suo Amore ci avvolga a tal punto da farci
superare, nel totale affidamento, le nostre debolezze, i nostri dubbi
nell’accoglienza dell’Altro!
I bambini si aspettano
tutto dall’adulto, sono quindi i Maestri nell’arte della fiducia e dello
stupore. Loro sì che sanno vivere come i gigli del campo e gli uccelli del
cielo. Incuriositi da ciò che porta ogni nuovo giorno, sono pronti al
sorriso quando ancora non hanno smesso di asciugarsi le lacrime, perché si
fidano totalmente. Del Padre e della Madre.
Etty Hillesum, la giovane
ebrea olandese vittima dell’Olocausto scriveva “Se Dio è come un bambino
significa che va protetto, accudito, nutrito, aiutato e soprattutto accolto”.
Quindi appare chiaro
che il nostro mondo avrà un futuro migliore quando l'accoglienza, da dovere
sociale o generica benevolenza, diventerà atto d’amore concreto.
Ed accogliere o
respingere i disperati, i piccoli, che sia alle frontiere o alla porta di casa
mia, sarà considerato accogliere o respingere Dio stesso.
Noi dell’OPAM facciamo
una proposta che va oltre l’emergenza e ci impegniamo quotidianamente per
questo: aiutiamo questi ragazzi a imparare, a conoscere, ad assimilare un
mestiere; solo in questo modo potranno pensare a un futuro migliore
integrandosi con tutti “gli altri”.
martedì 12 luglio 2016
La misura della felicità
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| foto Bug Malone |
Dal rapporto sulla Felicità nel Mondo pubblicato recentemente dall’ONU emerge un quadro che contrasta con quanto sperimentiamo nei tanti rapporti che viviamo con amici di ogni parte del Mondo nel nostro servizio all’OPAM. Per questo abbiamo chiesto una riflessione a Padre Antoine M. Zacharie Igirukwayo, carmelitano docente di Spiritualità di Roma, originario del Burundi, Paese che nelle classifiche stilate dal rapporto ONU risulterebbe essere quello più infelice.
“Eh amici miei, sono felice, molto felice; grazie
all'impegno profuso quest’anno ho ottenuto ciò a cui aspiravo” (Emwe bane ba mama ndahiriwe n’ukuri,
ndahiriwe cane, umwete nagize muri uyu mwaka, warampaye ico nizigiye).
Cinquant’anni fa, ai fanciulli burundesi della scuola elementare si faceva
cantare un ritornello sulla felicità: l’invito ai conoscenti a rallegrarsi per
l'impegno e l’assiduità che avevano portato a ottenere eccellenti risultati
scolastici. Non so se si fa ancora, ma mi stupisce vedere quanto, come in una
specie di gioco, il convincimento nel valore dello sforzo personale era
inculcato come strada per la felicità. Questo era l’ideale dell’infanzia:
impegnarsi qualunque fosse l’onere per raggiungere via via nuovi obiettivi e
realizzarsi. Questa idea della felicità e delle sue esigenze era assimilata
come in un gioco attraverso il canto e la recitazione, sotto forma di slogan
che facevano parte di quella retorica, forza del linguaggio che forgia il moto
dell’esistenza, accompagnato dalla gioia della “perfectio sui.” Pensandoci con il distacco cronologico, mi accorgo
quanta motivazione e quale fonte di resilienza covava sotto questa retorica
sullo sforzo per raggiungere gli obiettivi desiderati, fonte di felicità. La
cultura locale di cui siamo stati imbevuti è piena di spunti universalmente
validi, anche se declinati in schemi linguistici: diventare un uomo, uomo con i
fratelli vicini, uomo per l’umanità intera; respirare come un uomo, ristorarsi
come un uomo, agire come un uomo; amare l’uomo, quest’essere paradossalmente
debole e forte, debolezza che suscita pietà, forza vera e ammirazione,
ammirazione e pietà degne dell’uomo, ma non l’una senza l’altra. Dignità
dell’uomo, azione umana, empatia, ecc.: solo tardi, troppo tardi, ne ho
imparato i concetti e i meccanismi perché in altre parti del mondo, la
razionalità segue schemi lineari e concettuali anziché narrativi e simbolici.
lunedì 9 maggio 2016
Per la festa della mamma regala… un posto a scuola
Istruire una donna è investire sul futuro del Mondo perché
sono le donne la chiave dello sviluppo. Sulle loro fragili spalle grava il peso
del destino di tutta l'umanità.
I legami fra sviluppo, istruzione e promozione della donna
sono sempre più lampanti ma, nonostante tale evidenza, due terzi dei 757
milioni di analfabeti del mondo sono donne.
Promuovere l'istruzione della donna e favorire l’accesso
all’istruzione delle bambine significa promuovere in modo significativo e
duraturo lo sviluppo intero di un Paese.
Laddove la donna è istruita si assiste ad una riduzione
sensibile della mortalità materno-infantile, ad una diminuzione dell'incidenza
di quelle malattie che sono facilmente prevenibili attraverso l'igiene e l’alimentazione.
sabato 27 febbraio 2016
L'alba di un nuovo giorno
“Qualcuno pensa che oggi non sia più il caso di parlare di opere di misericordia, perché questo discorso sa di una mentalità ormai superata.Oggi, i valori emergenti sono quelli della giustizia e della solidarietà.Ma se si vuole che i discorsi sulla giustizia e la solidarietà, la condivisione, la partecipazione finiscano di essere solo parole per diventare tessuto di esistenza e isoirazione di vita, è necessario non perdere di vista la Misericordia di Dio, che fonda il dovere della misericordia fraterna" (Card. Anastasio Ballestrero)
La misericordia cristiana non va confusa con
un generico sentimento di buonismo. Essa nasce da Dio, anzi è la “struttura”
stessa di Dio, il cui nome è “Misericordia” e che si esprime nel suo
comportamento verso il peccatore. In ultima analisi Gesù è venuto per
manifestare fino all’estremo dono di Sé il Volto benevolo di Dio che nel
crocifisso raggiunge il peccatore nella sua più estrema lontananza, là dove
egli si è perduto e allontanato da Lui, nella speranza di poter così intenerire
il suo cuore indurito”, come ci rammenta il papa nel suo Messaggio per la
Quaresima di questo anno Giubilare.
giovedì 4 febbraio 2016
Flussi migratori: realtà umane dietro i numeri
mercoledì 3 febbraio 2016
Il tempo delle bambole
Gli anni per essere una bambina, in molte parti del mondo, sono davvero troppo pochi.
Una bambina in tanti, troppi Paesi, diventa presto donna, e si unisce alla schiera delle madri per prestare alla vita le sue piccole spalle su cui portare il peso del mondo.
Si mette in cammino nelle polverose strade del mondo, seguendo la scia di sudore e lacrime di coloro che l'hanno preceduta e affronta le sue battaglie quotidiane per strappare dall'annientamento l'esistenza... Proprio lei, la cui esistenza è stata prematuramente annientata, si fa ostinata portatrice di speranza.
Queste piccole donne non hanno voce ma hanno braccia per lavorare, mani per accarezzare, spalle per accogliere pesi, corpi per essere usati, mutilati, oltraggiati, cuori per continuare ad amare... nonostante tutto e ad oltranza. Ogni anno nel mondo 14 milioni di grida di aiuto si levano da queste vite recise... ma i deserti, le foreste, i mari ingoiano nel silenzio le loro voci e i loro sogni. Il tempo delle bambole, ammesso che sia mai esistito, termina a 8-10 anni per tante e quasi per tutte quelle bambole dei primi anni della loro vita avevano il volto dei loro fratellini.
Una bambina in tanti, troppi Paesi, diventa presto donna, e si unisce alla schiera delle madri per prestare alla vita le sue piccole spalle su cui portare il peso del mondo.
Si mette in cammino nelle polverose strade del mondo, seguendo la scia di sudore e lacrime di coloro che l'hanno preceduta e affronta le sue battaglie quotidiane per strappare dall'annientamento l'esistenza... Proprio lei, la cui esistenza è stata prematuramente annientata, si fa ostinata portatrice di speranza.
Queste piccole donne non hanno voce ma hanno braccia per lavorare, mani per accarezzare, spalle per accogliere pesi, corpi per essere usati, mutilati, oltraggiati, cuori per continuare ad amare... nonostante tutto e ad oltranza. Ogni anno nel mondo 14 milioni di grida di aiuto si levano da queste vite recise... ma i deserti, le foreste, i mari ingoiano nel silenzio le loro voci e i loro sogni. Il tempo delle bambole, ammesso che sia mai esistito, termina a 8-10 anni per tante e quasi per tutte quelle bambole dei primi anni della loro vita avevano il volto dei loro fratellini.
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